Nelle tre parole, IN PUERO HOMO, è racchiuso il significato del potenziale realizzativo di una nuova vita. In ogni neonato è presente  un patrimonio nascosto di valori del tutto individuali che spetta agli adulti, genitori e non, di scoprire e di portare alla luce secondo un processo libero e rispettoso dell’originalità di chi viene al mondo.

Queste tre parole sono un affascinante programma che invita ogni adulto a percepire  il profumo e la bellezza di svolgere un grande compito: quello di aiutare una nuova esistenza a  divenire ciò per cui è nata.

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In puero homo

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Voglia di raccontare

Questo spazio è a disposizione di tutti coloro, grandi e piccoli, che hanno “voglia di raccontare” la vita, intesa nel senso non solo personale, ma come sensazione, ascolto, confronto, pensiero, esperienza, il tutto condiviso con tutto ciò che vive e che anima il nostro pianeta. Ognuno di noi, qualunque sia la nostra età, è protagonista e testimone al tempo stesso del vissuto umano e come tale è carico di domande, di tentativi di risposte,di aspirazioni, di dubbi, di paure, di gioie, di progetti, di sogni.

L’essere umano è un animale di relazione capace di ascoltare, di parlare, di esprimere le sue necessità, il suo sentire profondo, di condividere con gli altri i suoi desideri, i suoi progetti, le sue speranze.

In quest’epoca così ribollente di avvenimenti non sempre edificanti, di mutazioni continue e di una strisciante instabilità che interessa tutti i fronti del vivere umano e, non ultimo, il destino stesso del nostro pianeta, può essere utile guardare al futuro, e alla nuova generazione che lo rappresenta, con altri occhi, ascoltare con altre orecchie, con una intelligente e consapevole disponibilità verso un cambiamento dell’umanità di tipo epocale.

Forse è giunto il momento di lasciare avanzare il mondo dell’essere più che quello dell’avere, di acquisire in noi adulti un nuovo spirito di libertà, di autoconsapevolezza, di partecipazione corale alla vita, di rispetto e di considerazione per chi ci cresce vicino con tanta difficoltà. I bambini, i ragazzi, i giovani rappresentano il nuovo della vita, la punta avanzata dell’evoluzione umana; essi purtroppo non hanno avvocati o sindacati che li difendano, ma non per questo non vanno considerati ed ascoltati con rispetto e con il massimo dell’attenzione.

Tra noi adulti, specie fra chi è più consapevole e lungimirante, è giunto il momento storico di porsi la domanda: “Ma vuoi vedere che alla fin fine saranno proprio loro, i bambini, i ragazzi di oggi che non solo ci perdoneranno per questo tipo di mondo che lasciamo loro dopo averlo abbondantemente devastato, ma che, quali novelli Noè, ci aiuteranno a tenere a galla l’umana imbarcazione per consentire a tutti una navigazione meno drammatica diretta a raggiungere il porto di un nuovo Rinascimento dell’umanità?”

Mentre il mondo dell’esteriorità, della pura materialità, della vacua superficialità ha con ogni probabilità le ore contate, un altro mondo avanza e fa già sentire il suo profumo: quello cioè di stabilire equilibrio, armonia, rispetto e libertà a tutti coloro che ad ogni età reclamano un modo di vivere degno della bellezza, del mistero e della grandiosità della vita.

Ecco, questo spazio virtuale vuole essere un luogo non fisico, invisibilmente interiore dove è possibile a tutti, e in piena libertà, di incontrarsi, di scambiarsi vita pulsante, di usufruire di uno spazio di testimonianza umana sempre e solo senza limiti di età e senza ruoli di alcun tipo.

Iris Paciotti

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IMG_20160711_101931E’ di soli tre giorni fa un articolo, apparso sul Corriere della Sera, quotidiano di larga tiratura, riguardante i bambini, da 0 a 2 anni, che frequentano il nido d’infanzia.
In questo articolo si parla di uno studio sperimentale fatto da alcuni ricercatori sugli effetti che l’asilo nido provoca sulle capacità intellettive dei piccoli e sul loro stato di salute.
L’indagine ha portato alla constatazione che il nido può rivelarsi un freno che rende meno brillante la loro intelligenza e che nel tempo può ridurre il loro QI ( quoziente intellettivo ) dello 0,5 % rispetto a coloro che non lo hanno frequentato. Questa notizia manda all’aria in un nanosecondo la vox populi sull’utilità per i bambini piccoli dell’inflazionato termine del socializzare che significa in poche e chiare parole: essere inseriti il prima possibile nel sistema.
Questo risultato, almeno per me, fa pensare alla scoperta dell’acqua calda! C’era bisogno di scomodare l’efficienza scientifica per capire che un bambino molto piccolo privato del suo indispensabile habitat affettivo subisce un’assurda violenza con relative conseguenze?
Innanzitutto, il primo atto di onestà da compiere, sempre secondo il mio sentire, sarebbe di usare i giusti termini. Per esempio quello di sostituire la parola frequentare con depositare, parcheggiare. Si perché di vero e proprio parcheggio si tratta. Infatti, così come esistono i parcheggi per auto, esistono in parallelo i baby parcheggi.
Credo, inoltre, che sarebbe utile e interessante continuare questa sorta di indagine chiedendosi anche quanto viene ad essere depauperato non solo il QI ma anche il QA, cioè a dire il patrimonio affettivo del bambino, e, in aggiunta, anche il QS, cioè il quoziente salute (di cui ne sanno qualcosa i pediatri attenti).
Un bambino di pochi mesi fino ai 2 – 2 anni e mezzo, non può essere sradicato dal suo vero nido costituito dalla famiglia, dall’ambiente conosciuto ecc., per essere trapiantato in un luogo sconosciuto e a contatto con altrettanti sconosciuti non sempre “vocati” al proprio lavoro. (Cronaca insegna!)
Questo fatto, molto spesso deciso a tavolino per comodità adulta, manda all’aria all’improvviso tutte le equilibrate e fisiologiche coordinate raggiunte fino a quel momento da chi sta crescendo secondo i sacrosanti tempi della natura.
A questo punto mi chiedo : perché non riusciamo a metterci nei panni di un bambino molto piccolo e ad immaginare con onestà quello che può vivere questo piccolo essere che non ha ancora i mezzi per farsi sentire e rispettare?
Questa riflessione non vuol dire che bisogna ritornare indietro nei secoli tornando alla donne che stavano a casa per accudire tutti, grandi e piccoli. Ma, tanto per fare un esempio, in una società civile dovrebbe instaurarsi una reale parità di diritti e di doveri fra uomini e donne, una “parità di impegno” che ancora oggi è un sogno. D’altro canto, se pensiamo che la donna è solo da 70 anni che ha acquisito il diritto di votare e che tutt’ora non gode della parità degli emolumenti per il suo lavoro …… !
Ho intestato queste righe : “Riflessioni …….. coraggiose“ perché nel tipo di mondo che abbiamo tutti contribuito a realizzare e che sembra ogni giorno che passa più che un “pazzo mondo”, è difficile compiere un grosso atto di coraggio per rivedere e correggere il nostro sistema di vita e le sottili violenze che imponiamo ai più deboli.
Bisogna avere il coraggio di ammettere che un figlio non è una medaglia al valore, ma un grosso impegno nei riguardi della vita intera.
Non dimentichiamo mai che i bambini, anche di poche ore di vita, sono persone che devono sempre essere trattate con rispetto ed attenzione massima e non da sistemare in qualche modo per la nostra comodità adulta camuffata con assurdi alibi sociali.
2 luglio 2016

IRIS PACIOTTI

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Le “Conversazioni con i genitori”  su argomenti che interessano la crescita e l’educazione dei bambini riprenderanno dopo la chiusura estiva.

 

BUONA ESTATE a tutti!

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IL MEDICO DEI BAMBINI

Febbraio 2016

E’ uscito un nuovo libro di Iris Paciotti: “Il medico dei bambini“.

Il volume è stampato, come per tutti gli altri, su carta ecologica Free life di Fedrigoni.

Il costo è di 18 euro e può essere acquistato tramite il sito o con accordi telefonici al: 330422635.

Come sempre per l’uscita dell’ultimo volume proponiamo l’acquisto di 4 volumi a 70 euro + 1 volume in omaggio.

Alcuni passi tratti dall’Introduzione :

Quest’anno festeggio le nozze di diamante con i bambini.

   In questi 60 anni più che intensi e bellissimi vissuti accanto a loro, ho imparato tante cose sulla vita, cose che mi hanno insegnato loro; ed è proprio ai bambini (migliaia e migliaia, impossibile quantificarli!), che devo dire grazie per i doni che mi hanno fatto.

  Grazie per avermi concesso di essere un giardiniere dei piccoli e di aver partecipato per tanti anni alla fioritura di tanti, tantissimi di voi. 

    Auguro a tutti i medici dei bambini di imparare ad andare al di là dei loro corpi per scoprire ogni giorno la ricchezza e la bellezza della loro libera, preziosa e invisibile natura presente nei loro cuori e nei loro sorrisi.”

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Libro

Libro

Il libro è un “soggetto”.

Il libro non è un oggetto come un altro. Esso non è da considerare e da trattare come una “cosa” come tante altre, spostabile, sostituibile, barattabile o da accantonare, una volta letto, come un oggetto privo di valore e reso obsoleto con il trascorrere del tempo.

No, il libro è un “soggetto” così come lo siamo noi. Esso ha una sua precisa, insostituibile e pregnante identità. Certamente non parla, ma si offre al nostro sguardo, si lascia “leggere”, rigirare fra le nostre mani, affidandosi a chi l’ha acquistato e intimamente promosso alla propria attenzione. Il libro è come un neonato da accogliere fra le nostre dita con cautela, rispetto e amore. Esso non è solo la concreta espressione di un oggetto cosiddetto “cartaceo”, ma di un’opera che per via del suo contenuto vale molto, ma molto di più.

Perciò è stata per me una bella notizia – in mezzo a tante altre decisamente deprimenti – venire a sapere che una recente statistica ha rilevato che, malgrado il boom degli e-book, c’è un ritorno di richieste per il libro stampato.

In effetti molte cose si possono “modernizzare” e inglobare nel facile e comodo mondo della tecnologia e dell’elettronica, ma mai, come nel caso del libro, si potrà sostituire la poesia di certi nostri gesti e di certi contatti anche fisici. Perché il libro ha un’anima: l’anima di chi l’ha scritto. E nelle sue pagine, mano a mano che avanziamo nella lettura, percepiamo con curiosità, sorpresa, attenzione e rispetto un qualcosa che sfocia in un nostro personale specchiarsi e riconoscersi nell’ autore, così come si riconosce un amico di vecchia data. E il tutto diviene una specie di rito, un godimento  dell’anima.

Un libro è un incontro misterioso, affascinante. Chi di noi non ha provato un sottile piacere nell’annusare un libro appena stampato?

Capisco che avere a disposizioni una biblioteca in pochi centimetri e grammi di spazio e di peso rappresenta un enorme vantaggio, ma questo non giustifica mettere il libro fra gli oggetti ormai in disuso.

Perciò continuiamo a godere nel ritrovare il “soggetto” libro posato sul nostro comodino e a continuare con lui un dialogo profondo attraverso  l’anima di chi legge e quella di chi ha scritto.

In più, cerchiamo che i bambini, i giovani non perdano il contatto con il “soggetto” libro. Educhiamoli a mantenere nella loro anima la sensibilità verso  qualcosa che esuli una volta tanto dalla freddezza della tecnologia che ormai invade quasi completamente la loro vita.

 

Iris Paciotti